Servizio 02
Reportage
e documentari.
Quasi tutte le organizzazioni raccontano quello che fanno con una descrizione del servizio. Nessuno si commuove leggendo un servizio. Un reportage fa la cosa opposta: va dove la cosa succede, torna con le persone che ci stanno dentro, e lascia a chi legge il lavoro di capire.
A chi serve
- Cooperative sociali e consorzi che devono documentare un progetto e vogliono materiale che circoli anche dopo la rendicontazione.
- Musei e istituzioni culturali che riaprono una sala, allestiscono una mostra, hanno una collezione che nessuno ha mai raccontato per bene.
- Imprese che hanno persone capaci di parlare in prima persona, verso l'interno oppure verso il mercato.
- Enti e diocesi con eventi, feste, luoghi che esistono da secoli e di cui non esiste un corpo di lavoro fotografico.
Il vincolo che poniamo noi. Non riduciamo le persone a casi esemplari. Nei lavori sulla disabilità e sull'accoglienza questo si traduce in regole concrete: niente pietismo, niente eroizzazione, le difficoltà dentro il racconto invece che in una didascalia. Se un progetto chiede il contrario, non lo prendiamo.
Tre da guardare
Cosa abbiamo
già fatto.

Consorzio Parsifal
Carta vetrata
La vita dentro tre buste. Un'estate di visite al dormitorio di Cisterna di Latina, tra chi ci dorme e chi lo tiene aperto.
Leggi il progetto →
Museo civico di Alatri
Viaggiatori di Scoperta
Tutta la comunicazione dentro al museo: il film sul maxi schermo, ventisette pannelli, la segnaletica.
Leggi il progetto →
Fater
Gli insuperabili
Sei dipendenti Fater raccontano in prima persona la propria disabilità, in altrettanti mini-documentari sottotitolati in quattro lingue.
Leggi il progetto →Carta vetrata è un reportage lungo con fotografia, pubblicato dal committente. Viaggiatori di Scoperta è tutta la comunicazione di un museo, dal film all'ultimo pannello di sala. Gli insuperabili per Fater è comunicazione interna e non è pubblico: l'incarico è arrivato tramite Welfare Come Te, che ha fatto da intermediario.
L'incarico
Cosa può
comprendere.
Ricerca e accesso
Capire cosa c'è da vedere e ottenere il permesso di vederlo. Nei luoghi delicati, come un dormitorio, l'accesso si costruisce con più visite prima di tirare fuori una macchina fotografica.
Fotografia
Reportage sul posto, ritratti, still. Il risultato è un archivio da cui si continua a pescare, non le dieci foto della brochure.
Scrittura long-form
Il pezzo lungo, a capitoli, che regge dieci o quindici minuti di lettura. È il formato che permette di stare su una storia senza riassumerla.
Video e documentario
Dal mini-documentario da social al film per la sala. Con traduzione in Lingua dei Segni quando la destinazione è un luogo pubblico.
Pubblicazione
Impaginazione web, gallerie, audio registrato sul posto. Il reportage vive meglio in una pagina costruita apposta che dentro un PDF.
Stampa e allestimento
Libro, poster, pannelli espositivi. Quando il lavoro finisce su un muro cambia tutto: formato, ritaglio, leggibilità a due metri.
Il processo
Cosa decidi tu.
L'accesso
Chi ci apre la porta, quando, per quante volte. È il vincolo più forte di tutti: senza accesso non c'è reportage, c'è una sessione fotografica.
Le persone
Chi può comparire e chi no. Le liberatorie le raccoglie chi ha già un rapporto con quelle persone, quindi il committente, con i nostri moduli.
Il taglio
Si concorda prima di partire e si rispetta. Quello che non si concorda è cosa troveremo: se la realtà è diversa dal brief, lo diciamo invece di aggirarlo.
Le approvazioni
Una revisione sul testo e una sulla selezione fotografica. Nei musei si aggiunge la Soprintendenza, che ha tempi suoi e va messa in conto dall'inizio.
Tempi e costi
Da cosa dipendono.
I tempi, da quello che abbiamo fatto
Un reportage su un dormitorio ha preso un'estate di visite. Una festa patronale si copre in un giorno, ma la ricerca che la precede vale di più della giornata. La comunicazione completa di un museo, fra film, ventisette pannelli, segnaletica, approvazioni, occupa mesi.
Quello che allunga: le autorizzazioni, la stagionalità di un evento, il numero di persone da incontrare. Quello che accorcia: un accesso già aperto.
I costi, da cosa si muovono
Giornate sul posto e trasferte. Video sì o no. Stampa e allestimento. Lingue e accessibilità. Diritti d'uso e durata della licenza sulle immagini.
Su questa pagina non trovi una fascia di prezzo: un reportage in giornata e la comunicazione di un museo non stanno nella stessa forchetta, e fingere il contrario aiuterebbe solo a farci scegliere per il motivo sbagliato.
Le domande che ci fanno
Quattro,
sempre le stesse.
Le foto restano nostre?
La cessione dei diritti d'uso si scrive nel contratto, con durata e ambito. Quello che consegniamo è un archivio selezionato, in alta risoluzione, con i file pronti per stampa e per web.
Chi raccoglie le liberatorie?
Il committente, perché è chi ha già un rapporto di fiducia con le persone. Noi forniamo i moduli e non pubblichiamo nulla che non sia coperto.
E se sul posto non c'è niente da raccontare?
Succede, e lo diciamo. Preferiamo fermarci e ridiscutere il taglio piuttosto che consegnare un reportage costruito a tavolino. È anche il motivo per cui la ricerca sta prima delle riprese.
Possiamo usare il materiale oltre il progetto finanziato?
Sì, ed è uno dei motivi per cui conviene farlo bene. Un progetto finanziato ha una scadenza, un archivio fotografico no: quello che resta si usa per anni, se è stato pensato per durare.
Alla redazione
Hai un posto dove succede qualcosa?
Dicci dov'è, chi c'è dentro, entro quando dovrebbe uscire.