leone xiii e la biblioteca
Quando nel 1897 papa Leone XIII istituì il Pontificio Collegio Leoniano, modificando il progetto originario di fondarvi un istituto per le arti e l’agricoltura in favore di un ateneo per seminaristi, pensava ad un presidio di formazione in tutte le discipline tradizionalmente presenti nei seminari, ma anche nei saperi derivati dal progresso delle scienze, dotato di una biblioteca adeguata agli studi e all’alta funzione educativa. Così fu il papa stesso a donare al Collegio molti libri, riguardanti numerosi ambiti tematici, dalla geologia alla teologia.
In una lettera del 13 luglio 1900, scritta in Vaticano, Mons. Giuseppe Angeli comunicava al Padre Rettore che Leone XIII aveva deciso di
“riempire gli scaffali vuoti della Biblioteca”
leoniana, sulla base di un elenco di opere “specialmente di filosofia e di teologia anche moderne, che possono essere più utili agli alunni del Collegio”, oltre ad assicurare un buon numero di libri di testo per le scuole da destinare ai giovani che non avessero potuto acquistarli. Lo specifico interesse del pontefice per la costituzione e l’incremento del patrimonio librario fu costante, tanto che per sua disposizione altri libri, stavolta provenienti direttamente dalla sua biblioteca personale, arrivarono al Leoniano alla sua morte (1903). Alcuni di questi volumi sono riconoscibili perché hanno la coperta in pelle o tessuto bianco in moiré e seta, con impressioni ad oro dell’emblema leoniano e, in taluni casi, hanno anche bellissimi risguardi decorati o marmorizzati; qualche volta lo stemma del papa è dipinto su stoffa o su carta.
Uno studio sul fondo librario di Leone XIII, che distingua più esattamente tra i volumi lasciati post mortem e quelli acquistati e donati al Collegio direttamente dal papa, non è ancora stato compiuto; certamente i libri con dedicata dell’autore arrivarono dalla collezione privata di papa Pecci.
Così il testo di Alexis Arduin, La religion en face de la science del 1877 che reca a matita questo omaggio: “à la Sainteté le Pope Lèon XIII hommage de la veneration et du très profond respect de l’auteur”, o di Domenico Fontana, Il papato e la conciliazione con il Regno d’Italia, che nel 1888 il direttore della Biblioteca Cattolica Circolare di Milano Gerardo La Penna donò al papa in occasione del suo giubileo sacerdotale; altri testi recano la dedica impressa sulla coperta o autografa nelle prime pagine.
Ci sono pubblicazioni preziose del periodo del pontificato di Leone XIII, una copia della Rerum Novarum impressa su carta di manifattura giapponese del 1892, tirature limitate e di grandissimo pregio di poesie.
Ci sono testi in italiano, latino e francese, stampati dalle tipografie e dalle case editrici più note negli ambienti cattolici: come la belga Desclée – Lefebvre, fondata nel 1872, che a Roma si avvalse del titolo di Editori Pontifici, la parigina Letouzey et Ané, nata nel 1885, e poi la Tipografia Poliglotta che è la stamperia vaticana con origini cinquecentesche, lo stabilimento tipografico di Francesco Giannini sorto alla metà del XIX sec. a Napoli, ancora in produzione, i tipi del Collegio degli Artigianelli e quelli di Giacinto Marietti a Torino.
E le materie affrontate sono di diversissima natura: morale, filosofia, sacra scrittura, teologia, dottrina, ma anche diritto, eloquenza ed oratoria, cosmogonia, geologia, geografia ed origine delle specie; emergono anche alcune questioni complesse, legate al razionalismo, al modernismo e al socialismo, alla “questione romana”, ai rapporti con la chiesa greca e la società francese, alle riforme sociali ed economiche, al ruolo dei laici e alla formazione del clero.
Letture che per buona parte avranno interessato per primo papa Pecci, e che agli inizi del Novecento furono nella disponibilità dei docenti del Leoniano e per loro tramite dei giovani alunni. A questi in particolare è destinata un’opera in due volumi, pubblicata a Siena nel 1885, intitolata La manna del seminarista ossia Corso di meditazione per tutti i giorni dell’anno proposto ai giovani chierici, in cui si legge: “A voi liete speranze e future gemme della Chiesa”.
Una dedica in tutto coincidente con il desiderio di Leone XIII di istruire sacerdoti di grandi virtù, con una preparazione solida e ampia, per “ridondare a maggior vantaggio altresì delle rispettive popolazioni”: è interessante il traguardo sociale di tutto il progetto di papa Pecci per il suo Leoniano.
Nel tempo il Collegio ha omaggiato la memoria del papa acquisendo monografie, saggi, raccolte, studi e documenti che ne raccontano la vita e il magistero, anche in edizioni non italiane, come il libro di James J. McGovern, The Life and the Life-Work of Pope Leo XIII del 1903, pubblicato a Chicago con l’imprimatur dell’arcivescovo della città.
Anche questi libri confluiscono nel “fondo leoniano” aggiungendo altre storie alla storia del Pontificio Collegio.